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Il ritorno del Falco Pescatore

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DOPO 42 ANNI  I FALCHI PESCATORI TORNANO A NIDIFICARE IN ITALIA.

Un nido, con due pulcini, monitorato 24h su 24 nel Parco della Maremma

 
ALBERESE. Dopo 42 anni una coppia di falco pescatore Pandon haliaetus ha di nuovo nidificato sul suolo italiano.

Lo ha fatto nel Parco della Maremma, vicino alla foce del fiume Ombrone, in un’area palustre. In base ai dati disponibili, infatti, le uova di questo spettacolare rapace si erano schiuse per l'ultima volta in natura nel 1969, in nidi collocati sulle coste Sarde e Siciliane.  In Toscana l’ultima nidificazione documentata è ancora più indietro nel tempo: nel 1929, all’isola di Montecristo.
 
Riferimenti temporali che rendono l’idea dell’eccezionalità di ciò che – dopo molti anni di lavoro da parte dell’Ente Parco – è accaduto di recente ad Alberese, in provincia di Grosseto. I ricercatori hanno assisto negli ultimi mesi alla nidificazione di una coppia di falchi, alla schiusa delle uova e, recentemente, ai primi movimenti dei pulli. Tutto ciò coadiuvati dall'ausilio di  un sistema di videosorveglianza che controlla il comportamento dei falchi e quanto avviene intorno a loro.
 
Con meno di un centinaio di coppie riproduttive distribuite tra la Corsica, isole Baleari, Algeria e Marocco, la popolazione mediterranea di falco pescatore costituisce una entità vulnerabile sotto il profilo conservazionistico. In Italia la scomparsa della specie si fa risalire tra gli anni ’50 e ’60. La principale causa storica di estinzione della specie come nidificante è stata con ogni probabilità la persecuzione diretta.
 
E in Corsica il falco pescatore ha rischiato di seguire lo stesso destino di molte altre popolazioni mediterranee; nel 1974 ne restavano infatti solo 4 coppie. Fortunatamente, l’adozione tempestiva e prolungata di efficaci strumenti di conservazione e controllo del territorio ha portato ad un recupero straordinario della specie, fino alla trentina di coppie attualmente nidificanti.
 
Il successo dell’operazione condotta dai francesi, in particolare dalla Riserva Marina di Scandola, nel Parco Regionale della Corsica, ha creato le condizioni perchè si potesse realizzare un progetto di conservazione coordinato, che interessasse anche le coste italiane. Così, in questo processo si è inserito quasi dieci anni fa anche il Parco della Maremma, per volontà del suo presidente Giampiero Sammuri. “Durante un viaggio in Corsica – racconta Sammuri - mi spiegarono che tutti i siti idonei per la nidificazione del falco pescatore (concentrati nelle falesie della costa occidentale) erano ormai arrivati a saturazione e la popolazione locale sembrava essere giunta al suo limite massimo di espansione. Ne parlai con il dottor Andrea Sforzi, con il guardaparco Giuseppe Anselmi,  con gli esperti corsi e alla fine pensammo ad un progetto di lungo periodo per riportare in Italia questa specie, come nidificante. Sapevamo che l’Arcipelago Toscano e la costa tirrenica centrale potevano essere luoghi ideali per una riconquista spontanea da parte del falco pescatore del proprio areale di distribuzione originario. Tuttavia nel 2002 era impossibile predire se, quando e con quali modalità avremmo potuto centrare il risultato, anche in funzione delle modifiche che l’uomo ha apportato a molti ambienti, all’accresciuta presenza di potenziali fonti di disturbo e di minaccia lungo le rotte di spostamento.  Ma ciò non ci scoraggiò”.
 
Partendo da queste riflessioni, nel  2002, prese il via il progetto di ricostituzione di una popolazione nidificante di falco pescatore nel Parco della Maremma, sostenuto anche da Legambiente e Regione Toscana, attraverso il programma Interreg III del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale.
 
Da allora sono state molte le azioni compiute sul territorio. Nei primi 4 anni si è cercato di stimolare la permanenza durante il periodo riproduttivo degli individui regolarmente svernanti in zona; poi, in una seconda fase, avviata nel 2006 e non ancora conclusa, sono stati trasportati in elicottero dalla Corsica al centro di involo, presso Bocca d’Ombrone, 33 piccoli falchi, una media di 6 all’anno. Adesso la prima, straordinaria nidificazione, frutto dell’incontro tra un maschio proveniente dalla Corsica, cresciuto ed involato qui, dai nidi artificiali e una femmina non censita, nata e cresciuta in natura.
 
"Il ritorno di questa fragilissima specie – commenta il dottor Andrea Sforzi, responsabile scientifico del progetto “Falco pescatore” e Direttore del Museo di Storia Naturale della Maremma - è di fondamentale importanza per la ricostituzione della complessa piramide alimentare che caratterizza gli ecosistemi acquatici, di cui il falco pescatore rappresenta il vertice”. E infatti l'area scelta per questa straordinaria e attesa nidificazione è quella della foce del fiume Ombrone e della palude della Trappola, un sistema umido caratterizzato da acque basse e ricche di pesce. Ma i falchi non si sono limitati a frequentare l'area del Parco della Maremma; molti di loro si sono allontanti in dispersione e si attende il loro rientro quando avranno raggiunto la maturità sessule, altri frequentano le numerose aree umide costiere della Maremma Toscana. Ci sono state anche segnalazioni di falchi con anelli blu e sritta bianca (codice identificativo del progetto) avvistati i aree molto più a nord. Insomma: una vera e propria ricolonizzazione, di cui il Parco della Maremma costituisce il motore principale, ma che è destinata, negli auspici del gruppo di lavoro, ad interessare una vasta area della nostra penisola.




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