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Il progetto di reintroduzione

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Agli inizi degli anni 2000 il Parco Regionale della Corsica e il Parco Regionale della Maremma hanno avviato azioni comuni volte alla creazione di altre aree di nidificazione per la specie, garantendo in questo modo un futuro più certo alla "concentrata" popolazione corsa.

Dal 2003 al 2006 una prima fase ha visto l’installazione di sagome e nidi artificiali lungo le sponde del fiume Ombrone e lungo le scogliere naturali di Talamone, per attrarre eventuali individui in migrazione e/o in dispersione e stimolarne la permanenza durante il periodo riproduttivo.

Nel 2006 ha avuto inizio la seconda fase del progetto, con le prime traslocazioni di giovani individui prelevati dai nidi in Corsica a 5-6 settimane d’età.

A riguardo, è stata adottata la tecnica dell’hacking, che prevede il rilascio sul territorio di giovani esemplari provenienti da popolazioni donatrici (in questo caso dalla Corsica) al termine di un periodo di permanenza in un centro d’involo (un mese circa), che mira a sviluppare nei falchi una filopatria (attaccamento al territorio) tale da portarli, una volta raggiunta l’età riproduttiva, a tornare nell’ area per nidificare.

Dal 2006 ad oggi, 33 pulli di falco pescatore sono stati prelevati dai nidi in Corsica e rilasciati in Toscana. Ogni individuo è stato munito di anello Euring su di una zampa e di anello colorato   "azzurro Italia" con codice alfanumerico bianco (una lettera che indica l’individuo e un numero che indica l’anno del progetto).

Inoltre prima del rilascio, ogni individuo è stato equipaggiato con una radio-trasmittente VHF.

Per i primi 5 anni, il  lavoro di campo è stato quello di monitorare i giovani traslocati e studiare i loro spostamenti durante la fase di pre-dispersione.

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