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Johannes Hürzeler

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Un ruolo chiave nella videnda fu svolto dal paleontologo svizzero Johannes Hürzeler, che arrivò ad occuparsi di Oreopithecus in modo accidentale. Studiando primati fossili di 50 milioni di anni fa, egli notò una particolare struttura nella loro dentizione. Cercando simili strutture in altre scimmie, le individuò nei campioni di Oreopiteco.
Nel 1947 chiese dei reperti in prestito al museo di Firenze.
Nel 1949 Hürzeler pubbicò una nuova descrizione della dentizione di Oreopithecus; enfatizzando la sua opinione che Oreopithecus non era una scimmia cinomorfa (ovvero affine ai macachi e ai babbuini).
Solo nel 1954, in una breve pubblicazione, Hürzeler affermò che Oreopithecus era un ominide, ovvero collocato nello stesso gruppo evolutivo che include l’uomo, presentando molti elementi a favore della sua tesi. La questione assunse risonanza mondiale, tanto che prestigiosi quotidiani intenazionali le dedicarono un posto in prima pagina. 
Hürzeler non affermò mai che Oreopithecus fosse un diretto antenato dell’uomo. Altri gli attribuirono queste affermazioni, specialmente giornalisti del Daily Press.
Egli semplicemente descrisse Oreopithecus come
"un rappresentante di un ramo secondario estinto della linea evolutiva dell’uomo"
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